Mele e mandarini
Aggiungere 760 milioni e rotti di clienti al bacino di utenza dell’iPhone significa, per Apple, conquistare una fetta di mercato grande il triplo rispetto a quella che offrono i maggiori operatori telefonici americani, At&t e Verizon. Soltanto la Cina ha i numeri per soddisfare la fame espansionistica del colosso di Cupertino e dopo sei anni di trattative intavolate, interrotte ed eternamente rilanciate, l’accordo con China Mobile è fatto.
20 AGO 20

New York. Aggiungere 760 milioni e rotti di clienti al bacino di utenza dell’iPhone significa, per Apple, conquistare una fetta di mercato grande il triplo rispetto a quella che offrono i maggiori operatori telefonici americani, At&t e Verizon. Soltanto la Cina ha i numeri per soddisfare la fame espansionistica del colosso di Cupertino e dopo sei anni di trattative intavolate, interrotte ed eternamente rilanciate, l’accordo con China Mobile è fatto. Dal 17 gennaio i clienti del più grande provider di telefonia cinese potranno comprare gli smartphone della Apple, compreso, naturalmente, il 5c, la riduzione economica dell’iPhone, ad alto impatto quantitativo. Da domani si potrà ordinare lo smartphone della Mela, in modo da poter immortalare il Capodanno cinese – il 31 gennaio – con l’opportuna dose di coolness disegnata in California e prodotta dietro casa. L’azienda di Tim Cook in Cina c’era già, legata in esclusiva a operatori minori che garantivano copertura strategica sufficiente giusto quando l’iPhone voleva piazzarsi come prodotto di nicchia, forte della sua superiorità tecno-estetica e della sua inarrivabile capacità di fare status. Da un po’ l’antifona è cambiata. Ogni anno le uscite del nuovo (o dei nuovi) smartphone Apple sono seguite con fibrillazione decrescente, il prodotto è quasi sempre un semplice miglioramento o un’estensione di quello precedente, i device montati su Android si sviluppano più rapidamente e costano sensibilmente meno. L’andamento del titolo riflette il momento interlocutorio: con la chiusura dell’affare cinese si spera di ottenere l’incremento che è sfuggito nel corso dell’anno. La crescita del 33 per cento negli ultimi mesi ha semplicemente ripianato flessioni precedenti.
Non sono piaciuti affatto ai manager di Cupertino i dati dell’ultimo trimestre, secondo i quali l’81 per cento degli smartphone venduti nel mondo ha un sistema Android, e così si procede sulla strada della diversificazione e della quantità, si entra sgomitando nel più grande mercato del mondo (1,2 miliardi di clienti) accettando di competere sullo stesso terreno degli avversari, nella speranza di trovare la risposta in un approccio a diverse velocità molto lontano dalla metafisica del device inoculata dallo ieratico pater familias. La più pragmatica creatura di Cook si rallegra dei “rimbalzi significativi” generati dallo smartphone a basso costo, accetta con il sorriso il paradigma dell’innovazione senza la rivoluzione, e fa i conti con i grandi numeri sui quali gli avversari si sono avventati con preoccupante solerzia. Il mercato cinese è in crescita, e certo a Cupertino non dispiacerà l’arrivo all’ambasciata di Pechino del senatore Max Baucus, uomo d’establishment mandato da Obama per occuparsi di scambi commerciali più che di diritti umani. Apple spera di vendere fra i 20 e i 30 milioni di iPhone in Cina nel 2014.